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ENTE AGOSTO MEDIEVALE Ventimiglia

 

ENTE AGOSTO MEDIEVALE Ventimiglia

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LA REGATA

DEI SESTIERI

  ENTE AGOSTO MEDIEVALE Ventimiglia

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BURGU
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CIASSA
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MARINA

 

 

ENTE AGOSTO MEDIEVALE

LA REGATA DEI SESTIERI  -  Impresa di gloria e fatica 


Fra le manifestazioni dell’Agosto Medievale, la Regata dei Sestieri vanta in maniera particolare, un saldo aggancio con le tradizioni della nostra Città, dove un tempo si disputavano le famose Regate di San Secondo.
La regata faceva talmente parte del nostro costume che espressioni come “regatà” o “andà de regata” si erano radicate nella fraseologia dialettale corrente per indicare il competere di due o più persone nello stesso campo o nello stesso tipo di attività.
Al tempo delle regate che si svolgevano in onore del nostro Santo Patrono, gli equipaggi erano costituiti principalmente da pescatori, allora assai più numerosi di oggi, e la regata rappresentava un saggio annuale di vigoria e destrezza nel quale, per la verità, finivano quasi sempre per avere la meglio i pescatori della Mortola, paese di pescatori per eccellenza.
Una regata a remi, spettacolo bello a vedersi, comporta però per i protagonisti un “tour de force” fra i più massacranti che si possano immaginare. E ben lo sanno i forzuti rematori dei Sestieri cittadini che, dopo mesi di faticosi allenamenti, partecipano alla gara in quella domenica d’agosto.
La giornata della manifestazione il vogatore la trascorre in assoluto riposo e tranquillità; alieno dalle feste e dai cortei, fino all’ora in cui toccherà a lui entrare in scena. In attesa di quelle fatidiche sette della sera, che saranno determinanti, gli equipaggi scrutano il mare e ripassano, a tavolino, per l’ultima volta, le tecniche e le strategie, sperimentate e adottate in gran segreto, durante il periodo della preparazione.
Poi, finalmente, nello specchio d’acqua nervino, ecco i sei gozzi, armati di guidone con gli smaglianti colori dei Sestieri, pronti sulla linea di partenza. Le imbarcazioni rullano e beccheggiano, irrequiete, come cavalli prima della corsa.
A quel punto, e solo allora, si è sciolta anche l’ultima grande variabile: l’imprevedibile stato del mare. Un’incognita fatta di vento, di onde e di correnti che possono avere il loro peso determinante sull’esito della regata.
In base ai risultati della Staffetta, che si è corsa per le vie cittadine la sera precedente, è anche possibile, per almeno cinque dei sei equipaggi, disporsi sulla corsia ritenuta meno sfavorevole. Il sesto dovrà accontentarsi di quella che gli altri hanno rifiutato.
L’attesa del via, tormentata dalle difficoltà di perfetto allineamento e dal continuo pericolo di false partenze, è un’ulteriore dura prova per i nervi dei vogatori e dei giudici di gara.
Ma, poi, quando sembra che il momento di partire non debba più giungere... eccolo! Le due bandiere, una rossa e una gialla, si sono abbassate di colpo, con un lampo vermiglio e dorato, uno sparo ha echeggiato sul mare. La regata ha avuto inizio e le barche aggrediscono, già veloci, il tratto iniziale dei 2.200 metri del percorso.
I gozzi dei Sestieri, perfettamente identici e di egual peso, con i loro diciotto palmi di lunghezza, sono costruiti nel più tradizionale stile ligure. Col dritto di prua leggermente ricurvo all’indietro, a differenza delle imbarcazioni di tipo catalano e meridionale che lo hanno rivolto in avanti, presentano alla resistenza dell’acqua una superficie sferoide, quasi bulbare, che meglio riesce a fendere il mare e ridurre al minimo gli attriti laterali.
Su ogni barca i quattro vogatori, ora curvi sulle impugnature dei remi, ora protesi con tutto il corpo verso prua, hanno nei loro movimenti la sincronia automatica di un congegno meccanico. Il timoniere, senza perdere mai d’occhio la direzione da seguire, con la voce rauca ritma lo sforzo dei compagni e con una specie di inchino, che nulla ha di cerimonioso, asseconda ed aiuta, a suo modo, il moto della barca.
Le pale dei remi si tuffano nell’acqua e ne riemergono con perfetta regolarità mandando, ogni volta, bagliori simultanei come di specchi colpiti dai raggi del sole.
I sei gozzi avanzano di fronte al litorale, gremito da una folla multicolore e inverosimile che applaude, urla, trepida per i colori del proprio sestiere, mentre cerca confusamente di portarsi verso la linea del traguardo.
Ma la folla è dappertutto: alle finestre, sui balconi, sui terrazzi, sui bastioni della Città Alta, tribuna naturale da dove meglio si domina la scena.
Sul mare una miriade di natanti di ogni tipo, come una flotta d’invasione che è sempre più difficile respingere, stringe d’assedio il campo di regata e si sposta parallelamente ad esso in un carosello inestricabile di scie e di sommovimenti acquatici. Visto da lontano, lo spettacolo ricorda certe stampe de “L’Invincibile Armata”.
Da terra e dal mare, centinaia di cineprese e di macchine fotografiche scandiscono, istante per istante, i dieci minuti della gara e ne fissano le immagini.
Scorrono i gozzi sull’acqua e sui cronometri i minuti, ansiosamente interminabili per l’equipaggio che è ormai prossimo alla meta di Marina San Giuseppe; inesorabilmente brevi e affannosi per coloro che, col passare del tempo, vedono sfumare ogni possibilità di vittoria.
Poi, l’urlo della folla si fa assordante e parossistico. È il momento più spettacolare: un gozzo arranca a tutta forza, avanti agli altri, verso la Pria Margunaira, spinto dalle ultime palate, convulse e frenetiche. Sta per tagliare la linea del traguardo. La taglia, infatti, fra le grida di entusiasmo e i battimani di una sterminata platea. Sulla barca i vogatori, in piedi, sfilano dagli scalmi i remi luccicanti e li levano al cielo in segno di trionfo.
Il gozzo vincitore continua, per inerzia, la sua corsa fortunata verso il “Sarbosu” che lo attende.

di Renzo Villa

 

   

 

 
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