Secondo genito di Nicola Grimaldi, signore di Antibes e di Cannes, Lamberto appare per la prima volta alla ribalta della storia di Ventimiglia intorno al 1457.

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ENTE AGOSTO MEDIEVALE Ventimiglia

 

  ENTE AGOSTO MEDIEVALE Ventimiglia

AURIVEU

BURGU
CAMPU
CIASSA
CUVENTU
MARINA

 

 

Agosto Medievale - 1982

I SAVOIA A VENTIMIGLIA
1625


Il tema è ambientato nel 1625, nel culmine della famosa Guerra dei Trent' anni che insanguina L'Europa fino al 1648.
Carlo Emanuele I, duca di Savoia, cerca di approfittare della situazione internazionale per ingrandire il proprio territorio, Il pretesto è offerto dalla successione al marchesato di Zuccarello, su cui vantano diritti sia il Piemonte sia la Repubblica di Genova.
Il duca Carlo Emanuele I, figlio di Emanuele Filiberto, il famoso "Testa di ferro", e di Margherita di Valois, è soprattutto un uomo d'armi coraggioso ed audace, desideroso di continuare l’opera di rafforzamento e di espansione del casato, già iniziata dal padre; a tale scopo promuove l'invasione in Liguria.
Carlo Emanuele assale la Repubblica onde impadronirsene ed invia in Liguria, il principe ereditario, Vittorio Amedeo, con un esercito di 14.000 fanti e 2.500 cavalli, affiancato dal marchese Dogliani. governatore di Nizza, che guidava un corpo di spedizione di 6.000 uomini.
La Repubblica di San Giorgio invia dapprima a Ventimiglia il commissario Agapito Negrone ed il colonnello Giacomo Cattaneo con tre galee al comando dell'ammiraglio Galeazzo Giustiniani Egli accolto da entusiastici "Viva San Giorgio" sbarca con i suoi moschettieri e ad ispezionare le mura cittadine e le varie fortificazioni. Ritenendo sia queste ultime, sia il numero dei soldati inadeguati a sostenere un assedio per più di tre giorni, decide di abbandonare la citta al suo destino infatti, essendo Genova impegnata a difendere se stessa e non potendo distogliere milizie, lascia i confini in balia del nemico.
Il popolo ventimigliese, vistosi abbandonato dai genovesi e preso dal panico, si lascia andare a sene di violenza, le quali presto degenerarono in guerra civile che conta fra le sue vittime la matrona Silvia Sperone, trafitta ai piedi dell'altare, e il notaio della Corte di Giustizia, ferito gravemente.
Solo il coraggioso intervento del vescovo Gio Francesco Gandolfo, che rivestite le insegne pontificali porta l’ostensorio in processione tra la folla in tumulto incitandola a “gridar misericordia", ha il potere di sedare gli animi.

 

   

 

 
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